sabato, 16 giugno 2007
A. A. A.
CERCASI ARTISTI
Se pensi che le tue opere (musica e video) valgano la pena di essere distribuite(tramite download) dal nostro sito, fatti sentire tramite mail, segnalandoci le tue cose migliori: noi della Fabrique cerchiamo proprio questo. Saranno ben accetti
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venerdì, 08 giugno 2007
locandina
Grindhouse - "A prova Di Morte"
Regia: Quentin Tarantino
 [Dimension Films, Rodriguez International Pictures - Medusa]
Quentin Tarantino se ne è uscito con questo progetto di film “doppio”, composto di due episodi, da girare assieme al suo compagno di bisboccia Mr. Robert Rodriguez (Sin City, Dal tramonto all’alba). A prova di morte è il primo episodio, e la trama sembra esser stata presa da un albo di Sergio Bonelli, l’ormai mitico editore di Tex e Dylan Dog: c’è un cattivo (Kurt Russel) che, in quanto cattivo, si diverte a gironzolare per gli Stati Uniti al volante di una macchina “a prova di morte”, come dice lui, e come recita anche la locandina. Tanto per inquadrare il tipo, basti dire che Kurt si fa chiamare “Stuntman” Mike, vanta sull’occhio un’enorme cicatrice e sul cofano del suo bolide sfoggia una tenera capa di morte. Questa specie di Capitan Harlock ha un debole per le ragazze. Fin qui, niente di male, se non fosse per il fatto che a Kurt alcune donne interessano in un modo particolare: senza togliervi alcuna sorpesa, diciamo solo che gli piacciono “da morire”. La parte dei buoni (o meglio delle “bone”) è tutta al femminile, e viene interpretata da due gruppi di ragazze, le quali non assomigliano esattamente alle Spice Girls: bevono, si sconvolgono e dicono cose scostumate per buona parte del film. La bionda del secondo tempo, ad esempio (Zoe Bell, che interpreta proprio se stessa, è stata controfigura della Thurman in Kill Bill) sembra proprio la classica tipa che alle medie era capace di menarti, solo perché ti eri riferito a lei con il funesto appellativo di “femmina”, invece che di donna. Altra caratteristica del film sono i piccoli errori di montaggio e i graffi della pellicola, riprodotti appositamente per rievocare i film di serie B trasmessi nei cinema di provincia (chiamati Grindhouse, appunto). E’ difficile non provare la stessa nostalgia di Tarantino per quei film a basso budget che si facevano venti o trent’anni fa: film che nascevano senza pretese, ma proprio per questo capaci di “osare”, di lanciare una sfida alla nostra immaginazione. Ciò che davvero li rendeva unici, a mio parere, erano tutti quei dettagli inutili all’evolversi della trama, ma che davano uno spessore coinvolgente ai personaggi e alle ambientazioni. E Tarantino è il maestro dei dettagli inutili. Una trama del genere non sarebbe bastata nemmeno per portare a termine una puntata di Walker Texas Ranger, ma lui è riuscito a trasformarla in un film. Non il capolavoro della sua vita, certo, ma neanche una presa per i fondelli, come un po’ si è rivelata la seconda parte di Kill Bill. Aggiungo che, a differenza di Chuck Norris e della sua probabile misoginia, il film è anche divertente, e sfodera una colonna sonora all’altezza dei suoi precedenti lavori. Consigliato agli amanti dell’immondizia e ai minori di 26 anni.  
Limb0
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categoria:recensioni cinema
martedì, 05 giugno 2007

Essendo io particolarmente devota alla letteratura, essendo io inoltre  dotata di una quasi perversa curiosità in tal senso ed avendo -sempre io- una testa abbondamente fresca, di cimentarmi decisi  nella lettura de L'asino d'oro ( o Le metamorfosi ) dell'esimio signor Apuleio di Madauro nato precisamente non ricordo quando. L'opera mi fu presentata dalla mia altrettanto esimia docente di latino . Il capolavoro in questione, unico romanzo di quel tempo giunto a noi  per intero, mi era stato a lungo da lei  lodato per via della forte componente  erotico-sadica-zezzosa. E dunque, avendo l'idea altamente  stimolato il mio intelletto e la mia sensibilità di donna che il fidanzato lontano c'ha, dal libraiolo mi recai per il libro acquistar. Egli molto torvo mi guardava , pensando forse- come io ho prontamente  immaginato - a quanto depravata dovessi essere io, a quanto scostumati e faciloni i miei costumi  potessere essere e dunque così pensando egli sicuramente giunse a piangere commosso dentro di  se  per la mala sorte che a mia madre era toccata. Nobil donna, che da lui sempre comprato aveva le sue riviste per l'arte del filo e della lana. Pagai onestamente. Lo pregai di darmi una busta e girando bufalescamente i tacchi me ne andai, mostrandogli vigliaccamente un accenno di dito medio per ciò che egli avea pensato della mia sì modesta persona. Tornata dunque a casa, sul letto da sola mi stesi, dopo però prima aver cosparso il mio corpo di unguenti profumati e colorati, acquistati nel bel mezzo di una crisi depressiva presso una bottega che il vanto avea d'esser verde. E dunque, così ristorati il corpo e l'anima mia, mi stesi a letto e il libro apersi.  Ma, ahimè, al secondo rigo ancor non si parlava di amplessi e correlati. Non vi era descrizione alcuna di bordelli e donnacce. Sopravvenne dunque la noia. Alla pagina decima m'imbattei nel primo racconto della Milesia specie. Divertente lo trovai. Ma nulla di più. Vi si trattava di piscio di strega e testicoli staccati, ma la qual cosa mi stimolava  solo il vomito e il pianto. Chiamai dunque la signora docente. Le chiesi spiegazioni. Mi disse che non ne aveva.  Le chiesi di mettermi in comunicazione con Apuleio, mi disse che non era possibile, giacchè egli era morto da tempo. Le chiesi inoltre perchè m'aveva ingannevolmente condotta a quel romanzo. Si fece una grassa risata e attaccò. Sprofondai nella disperazione più totale, nell'ambito della quale decisi di affidarmi a Dio, ma essendo inoltre io una testarda, ripresi la lettura del romanzo. Proprio nel punto in cui Lucio, il protagonista, subiva la sua metamorfosi che lo trasformava in ciuco. Mi sovvenne che la signora docente raccontato m'avea dalla cattedra dietro seduta che Lucio in un punto del suo vagare subia una violenza di sodomia. Rinvigorita d'una nuova forza a cercar corsì la precisa pagina. Ma nulla, ella brutalmente di me gioca s'avea preso.

E inoltre al termine del libro undicesimo il signor Apuleio corre il culo a pararsi*  angustiando il lettore con le sue inutili storie su Iside e Osiride e le 10.000 iniziazioni a cui, una volta pentito dei suoi piaceri, andò miseramente incontro.

* uso l'espressione tanto ardita per la rabbia che il cuore mi gonfia. d'altra parte io volea intender ciò che tanti critici hanno altresì inteso e che ciòè Apuleio, una volta terminata la stesura del suo romanzo che si componeva di 10 libri inizialmente, decise di rileggerlo. Rileggendolo s'avvide che era scabroso e dal contenuto a dir poco basso. Così decise di aggiungervi un undicesimo libro per giustificare cio che avea scritto e ciò che , non che conoscendo De Sade, scandaloso avea trovato.

                                                                                                            MissMarLaBLu

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categoria:recensioni varie
mercoledì, 09 maggio 2007

Dada

Mentre in Italia accade che si è perso il tesoretto,   si muore perché al posto dell’ossigeno ti danno l’uranio e  alcuni papà barattano le figlie per della birra , in America, dopo circa due settimane dalla sparatoria di Virginian Tech, in California vanno all’altro mondo due studenti per via di alcuni spari. Dunque, secondo George W. Bush gli american boys devono smetterla di portarsi le pistole a scuola. Le armi sono tollerate e apprezzate solo nei supermercati, al cinema, per strada, in bagno, dal barbiere, ma a scuola no: “Non è bene che i ragazzi portino le armi a scuola, si distraggono troppo, disperdendo le loro energie in inutili sparatorie.” Tuttavia George sembra favorevole all’uso del telefonino in classe: così se hanno problemi di coppia li risolvono con un sms invece di corrersi dietro a spararsi. .D’altra parte  Fioroni  ribadisce che  non è bene che i ragazzi portino i cellulari a scuola , meglio le pistole, ma Giovanardi non è molto d’accordo :” le armi a scuola non devono entrare, almeno in quelle cattoliche. I comunisti questa cosa la devono capire”.  Molto d’accordo è la Santanchè che , bella, abbronzata e avvolta in un morbidissimo abito d’organza bianco , dall’alto dei suoi tacchi (bianchi come il vestito ndr ) afferma :” Io sono tuttora convinta che i comunisti mangiano i bambini. Mi guardi i tacchi? Sono la mia filosofia di vita.” Inoltre Vladimir  Luxuria, si è appena rifatta  il seno e, con i capezzoli ancora in fasce, corre a ragionare sui Dico. In tutta risposta , mentre la nota soubrette Annamaria Franzoni improvvisa una lap-dance  per ammaliare la Corte di Cassazione, Fiorello, Pippo Baudo e Michael Bublè,   si divertono scambiandosi amorevoli strizzate di  gioielli per festeggiare la vittoria e la gioia di Berlusca che è stato assolto , dopo  ben 12 anni di attesa. A Israele viene ritrovata la tomba di Erode, mentre a Taranto i responsabili degli otto morti per caso sembrano essersi volatilizzati.  Fassino scrive una letterina a Prodi in cui chiede di smetterla con questi veleni sul Pd, inoltre Piero vorrebbe capire cos’è questo tesoretto, che ha fatto e perché tutti lo cercano. Vespa dal canto suo ci ha scritto un libro e Beatrice Borromeo ne ha musicato il testo. Allarme mal tempo per Rosy Bindi che non si è voluta portare dietro i gay alla conferenza di Firenze. Secondo quello che dice lei non erano legittimati a partecipare, secondo quello che dice Ferrero se ne vergognava , secondo i dico le unioni di fatto dovrebbero essere legittimate, secondo Ratzinga la chiesa non fa le leggi, però la scomunica per chi ha liberalizzato l’aborto è più che giusta, secondo Casini non si può andare avanti così, secondo Berlusca domani piove, secondo Baudo Sanremo è sempre Sanremo, secondo Prodi la Bindi rappresenta la famiglia, secondo Berlusconi Prodi è un killer fascista e il conflitto d’interessi è un genocidio,  secondo l’unione i conti sono risanati,secondo Veltroni la legalità è un diritto ,secondo mia madre non ci sono più le mezze stagioni e secondo il signor De Luca, sindaco di Salerno, Napoli è culturalmente parlando PENOSA. In tutta risposta a Salerno è in corso il festival  delle “culture giovanili” che vedrà tra i protagonisti geni del calibro di  Melissa P., Neffa e  grupponi  come Vibrazioni e Negramaro. Perché nella città di Salerno , che  rispetto a  Napoli è chiaramente avanti, la classe, come del resto l’arte, non è acqua, ma merce rara.

In ultimo Alfonso Pecoraro Scanio da l’allarme siccità: Il Po’ si sta prosciugando. Bersani mette fine agli allarmismi: “Abbiamo già pronto un piano, se il livello del Po’ s’abbasserà ulteriormente nei prossimi mesi, noi chiameremo Luxuria che, tra le crisi epilettiche della Gardini e l’incontinenza della Santanchè, ancora non sa  dove pisciare.”

Per oggi dalla mia ANSiA, è tutto.

Alla settimana prossima.

                                                                                                                         MissMarLaBLu

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categoria:costume e società
martedì, 08 maggio 2007
Arrivo quando il gruppo di supporto ha già suonato. Le persone sono tante, a dimostrare l’enorme seguito di cui la signorina gode nel capoluogo emiliano. Sul palco, è presente una piccola tigre bianca di peluche, che evidentemente simboleggia Cat Power e forse serve anche da portafortuna. Tempo 10 minuti ed eccola che compare, in tutto il suo splendore, spalleggiata dalla Dirty Delta Blues Band. La cantante più amata dai bolognesi appare francamente irriconoscibile, capelli tirati all’indietro, giacchetta e jeans neri, assomiglia stranamente a Juliette Lewis. Per tutto il concerto si muove a destra e a sinistra del palco, interpretando alla lettera quel ruolo di front-woman che tutti i “magazines”, musicali e non, le hanno riservato nelle loro copertine patinate. Anche la musica è stata una sorpresa: soul e rhitm’n’blues a palla, attraverso numerose interpretazioni di classici del genere. Come se non bastasse, Chan (per gli amici) riarrangia poi anche i suoi pezzi in salsa “black”, con tanto di hammond e piano swing di ordinanza. D’altronde, che vuoi farci, nell’ultimo album (The Greatest) le influenze “nere” sono evidenti, anche se non riescono mai a diluire del tutto la personalità dell’artista. Cosa che invece accade nel concerto: la versione di Satisfaction dei Rollong Stones, con tanto di “hey hey hey!thats’whatIsay!”, è forse l’esempio più eclatante di un calo di stile. [Letterina: Cara Chan o come vuoi che ti chiami, la tua cover del succitato brano era bella appunto perché era la TUA versione, monca di ritornello, spoglia e sofferta come solo tu sai, o forse dovrei dire, sapevi fare. L’ultima cosa di cui avevo bisogno era ascoltarti nel tuo goffo tentativo di fare la Mick Jagger della situazione]. Così decido di lasciare il concerto per prendermi un panino all’adiacente Luna Park, che a quell’ora (tipo le 12:15) sembrava semi-abbandonato (a parte alcune comitive di immigrati cinesi e marocchini). Mi ha ricordato Battipaglia e il Numberone. Torno giusto in tempo per vederla che saluta e se ne va, non concedendo nemmeno uno sputo di bis. Ricordo a tutti che il biglietto è costato 18 Euro, che non son pochi. Un’oretta scarsa di concerto. Sinceramente, la preferivo un paio di anni fa, quando l’enorme frangetta le copriva il viso, si sedeva al piano tutta ubriaca e si scordava gli accordi, ma la sua voce era bella come quella di un angelo caduto in terra nell’esile tentativo di reggersi almeno in piedi, senza nessuna band che le facesse da stampella: solo lei e la sua voce. 
[Altre foto sul mio flog www.nz.splinder.com] 
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martedì, 08 maggio 2007

Regia : Michael Gondry    Distribuzione: MIKADO

 

-           Sai, ho visto questo film, “L’arte del sogno”, di quel tale, mi sembra si chiami Gondrì… si, quello di “se Mi Lasci Ti Cancello” con Jim Carrey

-           Ah, bello quel film là, se non fosse per il titolo…solo che questo qui mi è piaciuto di meno…

-           Perché? Secondo me è bellissimo! Ci sono tanti colori, tanti effetti strani e poi c’è addirittura uno studio televisivo immaginario, con delle confezioni di uova appesse alle pareti…

-           Si, sembra il garage dove vado a provare col mio gruppo

-           Si! E’ Vero! Poi il protagonista è tanto dolce e carino 

-           Già…solo che gli hanno dovuto infilare a forza un cappello stupido in testa nell’intenzione di renderlo anche simpatico. Senza riuscirci, ovviamente. Non parliamo poi di quell’orrendo abitino viola…

-           Non è vero! E’ Graziosissimo!

-           Guarda, lo preferivo nei panni di Che Guevara, dove non era costretto a portare nessun cappello stupido e nessun abitino viola.

-           Vabbè. Comunque, le invenzioni che fa durante il film sono simpatiche. Come la macchina della verità, l’hai vista? E la macchina del tempo da un secondo?

-           Quella si che è geniale. Potrei usarla per i tempi morti tra un pezzo e l’altro di un Cd.

-           Però è simpatica!

-           Mai quanto il suo capo ufficio,  Lo prenderei volentieri a pugni in bocca. 

-           Uffa! Ma non c’è proprio niente che ti piace in questo film?!

-           Se togliamo il fatto che gli attori sono quello che sono e che quasi tutto il film sembra esser girato in un condominio…rimane la trovata dello studio televisivo nella testa del protagonista, con tanto di blue-screen messo lì in bella mostra, quasi a dire :“basta co ‘sti giochetti fatti al computer, torniamo alla cartapesta” o a quello che è… Infatti ho letto da qualche parte che non sono stati usati effetti digitali.

-           Ma dai!! Vuoi dire che era tutto di cartapesta? Anche le manone giganti? Anche il rasoio elettrico che diventa scarafaggio?

-           …si! Persino la figlia di Gainsbourg

-    Ma smettila. E’ così tenera…somiglia un po’ a Patti Smith

-           Si, come no? Le mancano solo i baffi per essere uguale. Meno male che è una storia d’amore romantica e non ci sono scene di sesso…

-           Senti, mi hai stufato. A me il film è piaciuto e mi ha commosso. E’ un film dolcissimo. E poi ti fa venire voglia di inventare qualcosa…un gioco, un amore, addirittura un lavoro…

-           …Almeno fin quando la cartapesta regge.

Limb0

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categoria:recensioni cinema
mercoledì, 25 aprile 2007

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Cosa aspettarsi da un disco di John Zorn?. Le risposte sono talmente tante ma facilmente racchiudibili in una sola: assolutamente nulla. Seguire la mente schizofrenica e spaventosamente eclettica di uno dei più chiacchierati e discussi protagonisti della musica contemporanea è impresa assolutamente impossibile e del resto anche inutile: tanto vale inserire il lettore nel cd e chiedersi se quello che stiamo ascoltando sia pura masturbazione mentale o spiazzante genialità. Il confine è spesso labile e non è detto che le due cose non possano addirittura coincidere, ma fatto sta che il pubblico si è sempre diviso sulla figura di Zorn: truffatore e riciclatore secondo alcuni, genio assoluto secondo altri. Moonchild/Astronome è un doppio disco, appartente alla categoria dei dischi in cui Zorn non suona nemmeno una nota ma si limita a fare da direttore d'orchestra, scrivendo le partiture dei pezzi e dirigendone l'esecuzione. L'orchestra in questione però è quantomeno singolare, trattandosi dell'istrionico Mike Patton (Faith No More) alla voce, Trevor Dunn al basso e Joey Baron alla batteria, gli ultimi due entrambi musicisti dall'estrazione jazz, e quello che vi lanciano nelle orecchie è una colata di ferocissime e devastanti performance math/sludge: ritmi forsennati, basso al vetriolo, convulsioni noise, impennate trash...insomma, inutile nascondersi dietro termini astrusi o paroloni...quello che vi aspetta è un bel pò di casino, nel quale però è rintracciabile il rigore compositivo nello splendido 'dialogo' tra basso e batteria che tra tempi dispari ed esplosioni improvvise tiene sempre altissima la tensione. Discorso a parte merita la voce: Patton non canta nemmeno in un pezzo. Grugnisce, soffia, strilla, si strozza, manipola la sua ugola tramite congegni elettronici per scoprire l'intera gamma di suoni che essa può emettere, e non sono rari i punti in cui le cacofonie vocali di Patton ricordano il 'fraseggio' dei fiati suonati dallo stesso Zorn altrove. Il secondo disco, Astronome, è costituito da soli tre pezzi, dalla durata media di quindici minuti l'uno. Qui la sperimentazione vocale di Patton si fa ancora più estrema e la varietà di atmosfere attraversate è ancora maggiore. Insomma, ecco un altro disco di John Zorn. Detto questo, signori miei, non c'è molto da aggiungere: prendere o lasciare. Io ho preso.

                                                                                                     AboutMyMind

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categoria:recensioni musica
martedì, 17 aprile 2007

BB copy

Questo romanzo di recentissima pubblicazione dell’emergente  Anonimo Veneziano si apre  con mamma Paola che viene colta dalle doglie nel bel mezzo di una sfilata di Chanel. Viene così  alla luce la piccola Beatrice Borromeo che passa subito alle cure e agli insegnamenti di nonna Marzotto. La piccola apprende velocemente tutte le regole del mondo della moda, i nomi importanti  e  gli accostamenti giusti di colore.

Dunque,  BB  quindicenne accavalla e scavalla le gambe per la gioia di nonna marza, ma improvvisamente qualcosa cambia  in lei. :diventa una ribelle intellettuale di sinistra,  nauseata da tutto quel bon ton spinge nonna marza giù  dal letto e scappa  a iscriversi alla facoltà di scienze politiche. Dopodichè  Beatrice comincia a  correre   coi lunghi capelli al vento, corre ,come  il Coniglio di Updike, verso la libertà di pensiero e di espressione per crollare esausta tra le braccia del buon Santoro che le offrirà subito un posto in rai. Dunque, bella, brava e intelligente BB  si fa valere in trasmissione e durante le interviste, lasciandosi anche dare della bella statuina da Cossiga  che è uno di esperienza”, dice lei. Verso la fine del romanzo BB  dimostra il suo coraggio e il suo credo politico, dichiarando ad alta voce   :”i politici di oggi dovrebbero vergognarsi di fare le cose che dicono non si dovrebbero fare, e sono ipocriti”.

 Il romanzo si chiude con BB che, dopo questa dura affermazione, spiccherà il volo per terre lontane, lasciando il buon Santoro con un palmo di naso e con un palmo  di mano sui fianchi di Rula Jebreal.

Tragedia? Parodia del romanzo naturalista? Romanzo d’amore sotto mentite spoglie o semplice provocazione?

Non si sa, tuttavia la storia della bellona intelligente regge solo fino alla 6° pagina.

 

6 1/2   per il coraggio.

                                                                                                    MarLa

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sabato, 07 aprile 2007

 

 Regia : Gabriel Range          Distribuzione: Lucky Red

Diciamoci la verità: George W. Bush non è che sia il massimo come Presidente. Detto questo, bisogna anche rendersi conto che se lo si uccidesse, Cheney prenderebbe subito il suo posto (e anche David Letterman dovrebbe rinunciare a buona parte delle sue gag). E’ proprio quello che accade in questo film, che più che un film sembra una puntata di Mixer (Gianni Minoli deve essersene accorto, poichè l’altra sera ha mandato in onda “La Storia Siamo Noi” con un bollino in sovrimpressione che diceva “simulazione”). Nel lungometraggio il Presidente viene ucciso da un padre di famiglia suicida, però nel frattempo danno la colpa ad un terrorista mancato. Che poi si suicida anche lui. Un bel vivaio di idee insomma, formato History Channel (con interviste fasulle, riprese falsate e dichiarazioni di Cheney e relativi sottoposti montate ad hoc: niente di nuovo, quindi). Dopo la prima mezz’ora l’impressione di essere dinanzi ad una enorme televisione si fa palpabile. Poco male, se non fosse per l’assenza di un conduttore serio e preparato come Gianni Minoli: nonostante si basasse su fatti reali, riusciva ad essere molto più emozionante di questo film. Se proprio devono raccontarmi balle, perché non ci hanno messo dentro almeno un mezzo alieno, oppure, chessoio, una guerra nucleare? Tanto per gradire, insomma.

 

                                                                                                      Limb0

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categoria:recensioni cinema
lunedì, 02 aprile 2007

“Miastenia” è il quarto disco degli OvO, coppia di eroi mascherati corazzati contro la vita e la morte, e per questo loro alleati. Dietro le maschere si nascondono Bruno Dorella e Stefania Pedretti, coppia di coniugi-agitatori dell’italico underground, ahimè, espatriati da poco in Germania. Miastenia esce per la Load Records, etichetta americana di culto che annovera nel suo rooster artisti del calibro di Arab on Radar, tanto per fare un nome. Riviste e webzine d’oltreoceano sono rimaste allibite dal suono malsano e deviato che gli OvO riescono a creare; ora potrei limitarmi a riassumere i molteplici nomi e le tantissime influenze che sono state tirate in ballo per descrivere questo disco, ma non credo ciò sia realmente utile per ‘calarsi’ nella dimensione-OvO. Inoltre, dopo averli visti in due strepitosi concerti a Napoli e Salerno, vorrei soffermarmi su una cosa. Gli OvO fanno rumore, e tanto. Un muro del suono terrificante, che in svariati punti non è esagerato definire doom-psycho-metal: Stefania urla, sibila, soffia nel microfono come indemoniata, suona i suoi rasta con un arco di violino, percuote e ‘grattugia’ la chitarra; Bruno colpisce il suo mini-set percussivo con foga devastante: entrambi, anche grazie ai costumi e all’immaginario da cui attingono, riescono a ricreare un’atmosfera da grand-guignol che ti attanaglia dalla prima all’ultima nota. Quello che mi preme assolutamente sottolineare è che gli OvO, signori miei, sono un gruppo romantico. Di un romanticismo estremo e disperato, talmente morboso che è ad un passo dalla follia, follia che in tal caso è pur sempre un atto d’amore. Un romanticismo che diventa una poltiglia di carne e nervi, di viscere e di cuore, di palpitazioni e tremolii che scorrono in torride escursioni di rumore. Abbandonati gli scampoli free del passato gli OvO suonano più quadrati e rigorosi che mai, come a voler costruire un recinto entro il quale rinchiudere le assurdità di ogni giorno. E, parola mia, ci riescono benissimo.                                        

                                                                                                 AboutMyMInd

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categoria:recensioni musica