

Essendo io particolarmente devota alla letteratura, essendo io inoltre dotata di una quasi perversa curiosità in tal senso ed avendo -sempre io- una testa abbondamente fresca, di cimentarmi decisi nella lettura de L'asino d'oro ( o Le metamorfosi ) dell'esimio signor Apuleio di Madauro nato precisamente non ricordo quando. L'opera mi fu presentata dalla mia altrettanto esimia docente di latino . Il capolavoro in questione, unico romanzo di quel tempo giunto a noi per intero, mi era stato a lungo da lei lodato per via della forte componente erotico-sadica-zezzosa. E dunque, avendo l'idea altamente stimolato il mio intelletto e la mia sensibilità di donna che il fidanzato lontano c'ha, dal libraiolo mi recai per il libro acquistar. Egli molto torvo mi guardava , pensando forse- come io ho prontamente immaginato - a quanto depravata dovessi essere io, a quanto scostumati e faciloni i miei costumi potessere essere e dunque così pensando egli sicuramente giunse a piangere commosso dentro di se per la mala sorte che a mia madre era toccata. Nobil donna, che da lui sempre comprato aveva le sue riviste per l'arte del filo e della lana. Pagai onestamente. Lo pregai di darmi una busta e girando bufalescamente i tacchi me ne andai, mostrandogli vigliaccamente un accenno di dito medio per ciò che egli avea pensato della mia sì modesta persona. Tornata dunque a casa, sul letto da sola mi stesi, dopo però prima aver cosparso il mio corpo di unguenti profumati e colorati, acquistati nel bel mezzo di una crisi depressiva presso una bottega che il vanto avea d'esser verde. E dunque, così ristorati il corpo e l'anima mia, mi stesi a letto e il libro apersi. Ma, ahimè, al secondo rigo ancor non si parlava di amplessi e correlati. Non vi era descrizione alcuna di bordelli e donnacce. Sopravvenne dunque la noia. Alla pagina decima m'imbattei nel primo racconto della Milesia specie. Divertente lo trovai. Ma nulla di più. Vi si trattava di piscio di strega e testicoli staccati, ma la qual cosa mi stimolava solo il vomito e il pianto. Chiamai dunque la signora docente. Le chiesi spiegazioni. Mi disse che non ne aveva. Le chiesi di mettermi in comunicazione con Apuleio, mi disse che non era possibile, giacchè egli era morto da tempo. Le chiesi inoltre perchè m'aveva ingannevolmente condotta a quel romanzo. Si fece una grassa risata e attaccò. Sprofondai nella disperazione più totale, nell'ambito della quale decisi di affidarmi a Dio, ma essendo inoltre io una testarda, ripresi la lettura del romanzo. Proprio nel punto in cui Lucio, il protagonista, subiva la sua metamorfosi che lo trasformava in ciuco. Mi sovvenne che la signora docente raccontato m'avea dalla cattedra dietro seduta che Lucio in un punto del suo vagare subia una violenza di sodomia. Rinvigorita d'una nuova forza a cercar corsì la precisa pagina. Ma nulla, ella brutalmente di me gioca s'avea preso.
E inoltre al termine del libro undicesimo il signor Apuleio corre il culo a pararsi* angustiando il lettore con le sue inutili storie su Iside e Osiride e le 10.000 iniziazioni a cui, una volta pentito dei suoi piaceri, andò miseramente incontro.
* uso l'espressione tanto ardita per la rabbia che il cuore mi gonfia. d'altra parte io volea intender ciò che tanti critici hanno altresì inteso e che ciòè Apuleio, una volta terminata la stesura del suo romanzo che si componeva di 10 libri inizialmente, decise di rileggerlo. Rileggendolo s'avvide che era scabroso e dal contenuto a dir poco basso. Così decise di aggiungervi un undicesimo libro per giustificare cio che avea scritto e ciò che , non che conoscendo De Sade, scandaloso avea trovato.

Mentre in Italia accade che si è perso il tesoretto, si muore perché al posto dell’ossigeno ti danno l’uranio e alcuni papà barattano le figlie per della birra , in America, dopo circa due settimane dalla sparatoria di Virginian Tech, in California vanno all’altro mondo due studenti per via di alcuni spari. Dunque, secondo George W. Bush gli american boys devono smetterla di portarsi le pistole a scuola. Le armi sono tollerate e apprezzate solo nei supermercati, al cinema, per strada, in bagno, dal barbiere, ma a scuola no: “Non è bene che i ragazzi portino le armi a scuola, si distraggono troppo, disperdendo le loro energie in inutili sparatorie.” Tuttavia George sembra favorevole all’uso del telefonino in classe: così se hanno problemi di coppia li risolvono con un sms invece di corrersi dietro a spararsi. .D’altra parte Fioroni ribadisce che non è bene che i ragazzi portino i cellulari a scuola , meglio le pistole, ma Giovanardi non è molto d’accordo :” le armi a scuola non devono entrare, almeno in quelle cattoliche. I comunisti questa cosa la devono capire”. Molto d’accordo è
In ultimo Alfonso Pecoraro Scanio da l’allarme siccità: Il Po’ si sta prosciugando. Bersani mette fine agli allarmismi: “Abbiamo già pronto un piano, se il livello del Po’ s’abbasserà ulteriormente nei prossimi mesi, noi chiameremo Luxuria che, tra le crisi epilettiche della Gardini e l’incontinenza della Santanchè, ancora non sa dove pisciare.”
Per oggi dalla mia ANSiA, è tutto.
Alla settimana prossima.

Regia : Michael Gondry Distribuzione: MIKADO

- Sai, ho visto questo film, “L’arte del sogno”, di quel tale, mi sembra si chiami Gondrì… si, quello di “se Mi Lasci Ti Cancello” con Jim Carrey…
- Ah, bello quel film là, se non fosse per il titolo…solo che questo qui mi è piaciuto di meno…
- Perché? Secondo me è bellissimo! Ci sono tanti colori, tanti effetti strani e poi c’è addirittura uno studio televisivo immaginario, con delle confezioni di uova appesse alle pareti…
- Si, sembra il garage dove vado a provare col mio gruppo…
- Si! E’ Vero! Poi il protagonista è tanto dolce e carino…
- Già…solo che gli hanno dovuto infilare a forza un cappello stupido in testa nell’intenzione di renderlo anche simpatico. Senza riuscirci, ovviamente. Non parliamo poi di quell’orrendo abitino viola…
- Non è vero! E’ Graziosissimo!
- Guarda, lo preferivo nei panni di Che Guevara, dove non era costretto a portare nessun cappello stupido e nessun abitino viola.
- Vabbè. Comunque, le invenzioni che fa durante il film sono simpatiche. Come la macchina della verità, l’hai vista? E la macchina del tempo da un secondo?
- Quella si che è geniale. Potrei usarla per i tempi morti tra un pezzo e l’altro di un Cd.
- Però è simpatica!
- Mai quanto il suo capo ufficio, Lo prenderei volentieri a pugni in bocca.
- Uffa! Ma non c’è proprio niente che ti piace in questo film?!
- Se togliamo il fatto che gli attori sono quello che sono e che quasi tutto il film sembra esser girato in un condominio…rimane la trovata dello studio televisivo nella testa del protagonista, con tanto di blue-screen messo lì in bella mostra, quasi a dire :“basta co ‘sti giochetti fatti al computer, torniamo alla cartapesta” o a quello che è… Infatti ho letto da qualche parte che non sono stati usati effetti digitali.
- Ma dai!! Vuoi dire che era tutto di cartapesta? Anche le manone giganti? Anche il rasoio elettrico che diventa scarafaggio?
- …si! Persino la figlia di Gainsbourg…
- Ma smettila. E’ così tenera…somiglia un po’ a Patti Smith…
- Si, come no? Le mancano solo i baffi per essere uguale. Meno male che è una storia d’amore romantica e non ci sono scene di sesso…
- Senti, mi hai stufato. A me il film è piaciuto e mi ha commosso. E’ un film dolcissimo. E poi ti fa venire voglia di inventare qualcosa…un gioco, un amore, addirittura un lavoro…
- …Almeno fin quando la cartapesta regge.
Limb0

Cosa aspettarsi da un disco di John Zorn?. Le risposte sono talmente tante ma facilmente racchiudibili in una sola: assolutamente nulla. Seguire la mente schizofrenica e spaventosamente eclettica di uno dei più chiacchierati e discussi protagonisti della musica contemporanea è impresa assolutamente impossibile e del resto anche inutile: tanto vale inserire il lettore nel cd e chiedersi se quello che stiamo ascoltando sia pura masturbazione mentale o spiazzante genialità. Il confine è spesso labile e non è detto che le due cose non possano addirittura coincidere, ma fatto sta che il pubblico si è sempre diviso sulla figura di Zorn: truffatore e riciclatore secondo alcuni, genio assoluto secondo altri. Moonchild/Astronome è un doppio disco, appartente alla categoria dei dischi in cui Zorn non suona nemmeno una nota ma si limita a fare da direttore d'orchestra, scrivendo le partiture dei pezzi e dirigendone l'esecuzione. L'orchestra in questione però è quantomeno singolare, trattandosi dell'istrionico Mike Patton (Faith No More) alla voce, Trevor Dunn al basso e Joey Baron alla batteria, gli ultimi due entrambi musicisti dall'estrazione jazz, e quello che vi lanciano nelle orecchie è una colata di ferocissime e devastanti performance math/sludge: ritmi forsennati, basso al vetriolo, convulsioni noise, impennate trash...insomma, inutile nascondersi dietro termini astrusi o paroloni...quello che vi aspetta è un bel pò di casino, nel quale però è rintracciabile il rigore compositivo nello splendido 'dialogo' tra basso e batteria che tra tempi dispari ed esplosioni improvvise tiene sempre altissima la tensione. Discorso a parte merita la voce: Patton non canta nemmeno in un pezzo. Grugnisce, soffia, strilla, si strozza, manipola la sua ugola tramite congegni elettronici per scoprire l'intera gamma di suoni che essa può emettere, e non sono rari i punti in cui le cacofonie vocali di Patton ricordano il 'fraseggio' dei fiati suonati dallo stesso Zorn altrove. Il secondo disco, Astronome, è costituito da soli tre pezzi, dalla durata media di quindici minuti l'uno. Qui la sperimentazione vocale di Patton si fa ancora più estrema e la varietà di atmosfere attraversate è ancora maggiore. Insomma, ecco un altro disco di John Zorn. Detto questo, signori miei, non c'è molto da aggiungere: prendere o lasciare. Io ho preso.

Questo romanzo di recentissima pubblicazione dell’emergente Anonimo Veneziano si apre con mamma Paola che viene colta dalle doglie nel bel mezzo di una sfilata di Chanel. Viene così alla luce la piccola Beatrice Borromeo che passa subito alle cure e agli insegnamenti di nonna Marzotto. La piccola apprende velocemente tutte le regole del mondo della moda, i nomi importanti e gli accostamenti giusti di colore.
Dunque, BB quindicenne accavalla e scavalla le gambe per la gioia di nonna marza, ma improvvisamente qualcosa cambia in lei. :diventa una ribelle intellettuale di sinistra, nauseata da tutto quel bon ton spinge nonna marza giù dal letto e scappa a iscriversi alla facoltà di scienze politiche. Dopodichè Beatrice comincia a correre coi lunghi capelli al vento, corre ,come il Coniglio di Updike, verso la libertà di pensiero e di espressione per crollare esausta tra le braccia del buon Santoro che le offrirà subito un posto in rai. Dunque, bella, brava e intelligente BB si fa valere in trasmissione e durante le interviste, lasciandosi anche dare della bella statuina da Cossiga “che è uno di esperienza”, dice lei. Verso la fine del romanzo BB dimostra il suo coraggio e il suo credo politico, dichiarando ad alta voce :”i politici di oggi dovrebbero vergognarsi di fare le cose che dicono non si dovrebbero fare, e sono ipocriti”.
Il romanzo si chiude con BB che, dopo questa dura affermazione, spiccherà il volo per terre lontane, lasciando il buon Santoro con un palmo di naso e con un palmo di mano sui fianchi di Rula Jebreal.
Tragedia? Parodia del romanzo naturalista? Romanzo d’amore sotto mentite spoglie o semplice provocazione?
Non si sa, tuttavia la storia della bellona intelligente regge solo fino alla 6° pagina.
6 1/2 per il coraggio.
MarLa

Regia : Gabriel Range Distribuzione: Lucky Red
Diciamoci la verità: George W. Bush non è che sia il massimo come Presidente. Detto questo, bisogna anche rendersi conto che se lo si uccidesse, Cheney prenderebbe subito il suo posto (e anche David Letterman dovrebbe rinunciare a buona parte delle sue gag). E’ proprio quello che accade in questo film, che più che un film sembra una puntata di Mixer (Gianni Minoli deve essersene accorto, poichè l’altra sera ha mandato in onda “
Limb0

“Miastenia” è il quarto disco degli OvO, coppia di eroi mascherati corazzati contro la vita e la morte, e per questo loro alleati. Dietro le maschere si nascondono Bruno Dorella e Stefania Pedretti, coppia di coniugi-agitatori dell’italico underground, ahimè, espatriati da poco in Germania. Miastenia esce per
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